giovedì 5 ottobre 2017

La contesa Spagna - Catalogna e le curiose reazioni italiane.

Già di per sè la vicenda della presunta secessione della Catalogna dalla Spagna (che pure ha qualcosa di tragico) non è seria. Ancor meno serie sono molte delle reazioni suscitate all'interno dei nostri confini.


Foto da Google.it


"La Costituzione si fonda sull'unità indissolubile della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli Spagnoli, riconosce e garantisce il diritto all'autonomia delle nazionalità e delle regioni che le compongono, nonchè la solidarietà fra tutte queste".

Così recita l'art. 2 della Costituzione del Regno di Spagna, entrata in vigore il 27 dicembre 1978. Non occorre la scienza dei professori ordinari di diritto pubblico per capire che la questione è già risolta fin da qui: autonomia si, secessione no. O meglio: chi invoca l'indipendenza della Catalogna si pone contro l'ordinamento costituzionale ed è quindi un eversore.

Dunque sia la storia (mai la Catalogna ha avuto la forma di Stato indipendente), sia la Carta fondamentale della Spagna democratica non offrono alcun appiglio ai vaneggiamenti secessionisti dei Catalani. La classe dirigente di Barcellona  che ha cavalcato l'onda indipendentista è pertanto doppiamente irresponsabile e sleale: mente sapendo di mentire e, con cinismo, non esita a sfruttare per fini propagandistici qualche randellata distribuita dalla polizia spagnola ai manifestanti sobillati da Puigdemont e soci.

D'altro canto, è nel pieno diritto di uno Stato sovrano difendere anche con la forza lo Stato di diritto. Perchè questo è il punto: i Catalani indipendentisti vogliono sovvertire lo Stato di diritto con metodi illegali.

Le pretese di Barcellona non sono quindi serie ma rischiano di diventare tragiche. I commenti che vanno per la maggiore in Italia, invece, non sono per niente tragici ma soltanto poco seri o addirittura grotteschi. Una sbornia collettiva pro indipendenza e secessione della Catalogna sta accomunando soggetti molto diversi tra di loro. Accanto ai secessionisti storici vi sono i radical chic che, senza vergogna per l'incongruenza, a Londra avrebbero votato no alla Brexit ma a Barcellona avrebbero votato si all'indipendenza della Catalogna. Non mancano gli illuminati e i benpensanti che ritenevano, nella migliore delle ipotesi, poveri pazzi i secessionisti veneti del carro armato a Piazza San Marco a Venezia ma che adesso osannano l'autodeterminazione del popolo catalano. E poi organi di informazione (o di disinformazione) sfacciatamente tifosi della farsa catalana, tanto da far dubitare dell'etica professionale.

Sempre che, sostiene qualcuno,  non siano contraddizioni soltanto apparenti. E se ci fosse, infatti, un potere forte transnazionale che governa (e foraggia) gli indipendentisti catalani ed i loro tifosi al fine di indebolire l'idea di Stato nazionale a vantaggio della grande finanza e delle istituzioni internazionali?

L'ipotesi è suggestiva ed apparentemente irreale ma qualche segnale dice che, prima di scartarla del tutto, forse qualche riflessione dovremmo farla. 


mercoledì 19 luglio 2017

Torna la guerra tra Italia ed Austria: sarà Caporetto o Vittorio Veneto?

Dopo quasi cento anni dalla conclusione della Prima Guerra Mondiale, a causa dei migranti rullano di nuovo i tamburi di (metaforica) guerra tra Italia e Austria.

(foto da raiscuola.rai.it)

Tornano alla mente le pietraie del Carso, i ghiacciai della Marmolada, le balze dell'Ortigara, le vette del Pasubio. Il Governo si appresta a decretare la mobilitazione generale. Non si dispera di vedere la Boldrini in volo su Vienna a bordo di un biplano intenta a dannunzianamente gettare volantini inneggianti alla libertà di Passo (del Brennero).

I cuori fremono. Ma aleggia pesante un dubbio: ci stiamo avviando verso Vittorio Veneto oppure sarà di nuovo Caporetto?




mercoledì 7 giugno 2017

Le verità di Cardiff

Cardiff, 3 giugno 2017: finale della UEFA ChampionsLeague. Il Real Madrid schianta la Juventus e vince 4 a 1.  La delusione tra i tifosi juventini è grande, gli sfottò degli avversari sono particolarmente pesanti e insistenti, anche più virulenti del solito. Perchè?


I social sono impazziti, i talk show televisivi sul calcio hanno dedicato ore ed ore di trasmissione all'evento, l'ironia e la satira si sono ferocemente riversate sulla squadra bianconera. Tutto ciò è accaduto dopo la rovinosa sconfitta patita dalla Juventus nella finale di ChampionsLeague contro il Real Madrid disputata a Cardiff il 3 giugno scorso.

Non è una novità il fatto che le sconfitte della Juventus rendano felice più della metà dei tifosi italiani di calcio. Ma questa volta la reazione dei non-juventini è stata molto più vissuta e chiassosa rispetto a quanto accaduto in altre occasioni. Le ragioni di questa virulenza sono facilmente individuabili:
  • per una sorta di autosuggestione collettiva, in Italia anche i non-juventini erano ormai rassegnati al fatto che i bianconeri si aggiudicassero la Coppa;
  • gli organi di informazione, quasi nessuno escluso, per settimane hanno portato avanti una risibile (per non dire ridicola) campagna volta a celebrare in anticipo le magnifiche sorti della compagine di Torino. Alcuni a dire che Cristiano Ronaldo farebbe il panchinaro nella Juventus, altri a dire che Dybala sarebbe meglio di Messi, altri ancora a vagheggiare di Palloni d'Oro a questo o a quel giocatore juventino;
  • la Società bianconera (forse anch'essa vittima della suggestione) non ha badato agli scongiuri e, con troppo anticipo, si è atteggiata quale sicura vincitrice della ChampionsLeague;
  • i tifosi bianconeri, anch'essi incuranti degli scongiuri, hanno esagerato nel pavoneggiarsi preventivamente quali Campioni d'Europa.
La caduta è stata quindi rovinosissima. La boria e la supponenza (tra l'altro ingiustificate, dal momento che la Juventus doveva giocare contro il Real Madrid e non contro, con tutto il rispetto, l'Entella) sono state punite non soltanto dal Real Madrid  ma anche dai tifosi delle squadre italiane avversarie che si sono scatenati come mai prima, festeggiando alla grande lo scampato pericolo e non risparmiando alcuna frecciata nei confronti della Società bianconera..

A parte la Juventus e i suoi tifosi, coloro che dovrebbero meditare sulla penosa opera di disinformazione compiuta prima di Juventus-Real Madrid sono i giornalisti sportivi italiani (o almeno gran parte di essi), sempre proni nei confronti del potente di turno e sempre ben disposti a propagandare il pensiero unico.

Per fortuna poi il campo non mente.

(Immagine da Twitter).


lunedì 17 aprile 2017

Referendum Turchia: la pagliuzza e la trave.

In disparte la personale antipatia per Erdogan e l'avversione per la sua politica, sorprendono un poco i commenti che si levano dalle capitali europee dopo l'esito del referendum costituzionale in Turchia. Si, ha vinto Erdogan, dicono i campioni della democrazia, ma soltanto con il 51,3% dei voti, quindi il Pese è spaccato in due. Sembra quasi che il 51,3% dei consensi non sia sufficiente per legittimare la vittoria. E quando questo accade in Occidente invece va tutto bene?


La regola è molto semplice: il referendum lo vince chi si porta a casa il 50% + 1 dei volti validi. Sotto questo aspetto (altri, invece, restano ben più controversi), Erdogan  può legittimamente rivendicare la vittoria. Abbastanza pelose e, come al solito, supponenti, le lezioncine che vengono impartite dai campioni della democrazia in Occidente, finalizzate ad evidenziare che la percentuale dei consensi pro-Erdogan è troppo bassa. Cosa vuol dire troppo bassa? E poi, da che pulpito: quanti Governi in Occidente possono vantare di essere stati eletti con il 50%+ 1 dei voti validi? Quanti Governi in Occidente non hanno (o non hanno avuto) alcuna legittimazione popolare? Quanti referendum sono stati vinti (o persi) con percentuali bulgare? E ancora: in democrazia una parte vince e una parte perde e dunque l'elettorato certo che si spacca ma è proprio questo il sale della democrazia stessa.

Le dissertazioni sulle percentuali sono dunque poco oneste intellettualmente e piuttosto leziose. Tra l'altro rischiano di far passare in secondo piano quello che, invece, è il vero problema del referendum turco: i presunti brogli. Se, come sembra, sono stati riconosciuti validi anche i voti espressi su schede prive del timbro del seggio elettorale, ebbene allora siamo in presenza di un clamoroso sintomo patologico di broglio elettorale. L'introduzione nell'urna di schede di dubbia provenienza, non timbrate dal seggio elettorale, è infatti il metodo più pacchiano che si possa utilizzare per alterare il risultato del voto. Non a caso, le nostre leggi elettorali sanciscono la totale nullità di siffatte, eventuali, schede. In Turchia, invece, sono state incredibilmente riconosciute come valide. Questo è il vero vulnus della democrazia, non la percentuale troppo bassa di voti favorevoli a Erdogan. Non perdiamoci dietro la pagliuzza: rischiamo di non vedere la trave.

martedì 7 marzo 2017

8 marzo: sciopero dell'intelligenza.

Mercoledì 8 marzo 2017 sarà una giornata di sciopero. Per la precisione lo sciopero è stato indetto al fine di sostenere le donne e di protestare contro la violenza nei loro confronti.


Intento nobile e condivisibile ma, se lo sciopero dovesse riuscire, avremmo gli asili nido chiusi, le scuole chiuse, i mezzi pubblici fermi. Davvero un modo assai singolare di sostenere le donne. Una clamorosa eterogenesi dei fini o più semplicemente uno sciopero dell'intelligenza?

sabato 4 marzo 2017

Brexit: lasciare la UE si può e non costa nulla.

La notizia avrà fatto venire un attacco di bile a Juncker e a tutti gli altri seriosi custodi dell'ortodossia europeista: secondo la Camera dei Lord britannica, il Regno Unito può lasciare l'Unione Europea senza dover pagare nulla.


La vendicativa Commissione Europea aveva già sentenziato: se il Regno Unito vuole lasciare l'Unione Europea deve pagare. E non soltanto metaforicamente: a 60 miliardi di Euro (calcolati in base a chissà quali astrusi e arbitrari parametri) ammontava il conto che la UE si apprestava a presentare al Governo di Londra. Come a dire: i tuoi elettori hanno osato farci l'affronto di votare SI al referendum sull'uscita dalla UE? Bene, adesso io ti rovino.

Ma l'arroganza di Bruxelles ha trovato pronta risposta nella Camera dei Lord (in altre occasioni celebrata dai benpensanti politicamente corretti per il suo equilibrio e la sua lungimiranza. In tale frangente sicuramente molto meno ....).  Una analisi del Comitato Finanziario della Camera dei Lord ha infatti concluso che il Regno Unito non ha alcun obbligo legale di pagare nè i 60 miliardi di Euro stabiliti dalla Commissione UE nè di far fronte agli altri impegni finanziari assunti dal Governo britannico sul budget dell'Unione.

Un esempio da seguire.




venerdì 10 febbraio 2017

10 febbraio: Istria, Dalmazia e Venezia Giulia

Non si saprà mai con precisione: almeno 10.000, quasi sicuramente di più. Tanti furono gli italiani infoibati dai miliziani comunisti di Tito alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Gettati morti o anche vivi nelle foibe del Carso, i vivi legati con il filo di ferro ai cadaveri di chi era già stato assassinato e poi buttati giù. E almeno 350.000 furono i profughi costretti a lasciare l'Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia. Terre italiane.


Per non dimenticare.