lunedì 17 aprile 2017

Referendum Turchia: la pagliuzza e la trave.

In disparte la personale antipatia per Erdogan e l'avversione per la sua politica, sorprendono un poco i commenti che si levano dalle capitali europee dopo l'esito del referendum costituzionale in Turchia. Si, ha vinto Erdogan, dicono i campioni della democrazia, ma soltanto con il 51,3% dei voti, quindi il Pese è spaccato in due. Sembra quasi che il 51,3% dei consensi non sia sufficiente per legittimare la vittoria. E quando questo accade in Occidente invece va tutto bene?


La regola è molto semplice: il referendum lo vince chi si porta a casa il 50% + 1 dei volti validi. Sotto questo aspetto (altri, invece, restano ben più controversi), Erdogan  può legittimamente rivendicare la vittoria. Abbastanza pelose e, come al solito, supponenti, le lezioncine che vengono impartite dai campioni della democrazia in Occidente, finalizzate ad evidenziare che la percentuale dei consensi pro-Erdogan è troppo bassa. Cosa vuol dire troppo bassa? E poi, da che pulpito: quanti Governi in Occidente possono vantare di essere stati eletti con il 50%+ 1 dei voti validi? Quanti Governi in Occidente non hanno (o non hanno avuto) alcuna legittimazione popolare? Quanti referendum sono stati vinti (o persi) con percentuali bulgare? E ancora: in democrazia una parte vince e una parte perde e dunque l'elettorato certo che si spacca ma è proprio questo il sale della democrazia stessa.

Le dissertazioni sulle percentuali sono dunque poco oneste intellettualmente e piuttosto leziose. Tra l'altro rischiano di far passare in secondo piano quello che, invece, è il vero problema del referendum turco: i presunti brogli. Se, come sembra, sono stati riconosciuti validi anche i voti espressi su schede prive del timbro del seggio elettorale, ebbene allora siamo in presenza di un clamoroso sintomo patologico di broglio elettorale. L'introduzione nell'urna di schede di dubbia provenienza, non timbrate dal seggio elettorale, è infatti il metodo più pacchiano che si possa utilizzare per alterare il risultato del voto. Non a caso, le nostre leggi elettorali sanciscono la totale nullità di siffatte, eventuali, schede. In Turchia, invece, sono state incredibilmente riconosciute come valide. Questo è il vero vulnus della democrazia, non la percentuale troppo bassa di voti favorevoli a Erdogan. Non perdiamoci dietro la pagliuzza: rischiamo di non vedere la trave.

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